Non è tutto verde ciò che luccica…o viceversa…ovvero: perché ultimamente sembra che tutti siano interessati alla tutela dell’ambiente e al risparmio energetico? Sono tutti rinsaviti? Probabilmente la spiegazione più probabile è che per il business non si guarda in faccia a nessuno. Recentemente l’organo di autodisciplina pubblicitaria belga, il Jury d’Ethique Publicitaire (JEP), ha sanzionato come ingannevole una pubblicità della Toyota Prius, apparsa sul giornale European Voice, che riportava le parole “Zero Emission Low”. E questo perché, come precisato anche dal difensore civico dei consumatori norvegese, associare gli attributi “verde”, “pulito” e “non dannoso per l’ambiente” alle auto è pubblicità ingannevole. Tanto più se si parla di zero emissioni. Per quanto la prius possa essere stupenda e una delle poche auto ibride in circolazione al momento.
Al massimo si può dire che un veicolo è più pulito di un altro. Insomma, in Norvegia hanno chiaro un concetto: l’auto più pulita è quella che non guidi. Se penso che in Italia abbiamo il coraggio di chiamare “verde” la benzina, mi viene da ridere…Questo è solo uno degli esempi di Greenwashing, ovvero dell’ingiustificata appropriazione di virtù
ambientaliste da parte di aziende, industrie, o organizzazioni finalizzata alla creazione di un’immagine positiva di proprie attività (o prodotti). E queste aziende sono sempre di più. Lo conferma il rapporto annuale dell’ASA (advertising standards agency) che ha visto quadruplicarsi quest’anno il numero di denunce da parte dei consumatori per pubblicità ingannevole. Alcune delle aziende citate oltre alla toyota sono la shell (che da questo punto di vista è sempre avanti) che faceva vedere le ciminiere di una raffineria che anziché spargere nell’aria fumi tossici, spargeva fiorellini…che carina! Si aggiungono poi ryan air, easyjet e suzuki fra le tante. Ovviamente non vogliamo dire che ci sia sempre cattiva fede, a volte c’è anche disinformazione su questo tema. Per non farvi fregare, sappiate che Futerra, una società di comunicazione ambientale, ha stilato un elenco di criteri da valutare per non essere presi in giro dal greenwashing. Anzitutto bisogna fare attenzione al linguaggio ammiccante (tipo ecofriendly non vuol dire nulla!!); poi non dobbiamo farci gabbare da oggetti apparentemente puliti ma prodotti da aziende sporche (evviva il boicottaggio!). poi l’aspetto grafico che piace a tutti, va bene, però i fiorellini che escono dalle pile esauste fanno ridere i polli! Questi accorgimenti ci permettono sia di tutelare noi stessi, consumatori sia di agevolare quelle aziende o società che realmente investono nell’energia pulita e nella riduzione delle emissioni. Per maggiori informazioni potete andare sul sito www.asa.org.uk oppure www.futerra.co.uk