
Lo scorso 27 gennaio è morto l’ex dittatore indonesiano Mohamed Suharto. Per quei pochi di voi così dissociati da non conoscerlo ha guidato la dittatura per 21 anni, fino al 1998, caratterizzando la sua guida sapiente con una violenta lotta al comunismo. Era accusato di milioni di morti.
Secondo un rapporto della Banca Mondiale e dell’ONU avrebbe accumulato un patrimonio tra i 15 e i 35 miliardi di dollari, chiaramente sottratti dalle casse pubbliche dell’Indonesia e trasferiti nei propri conti all’estero.
Ovviamente Suharto non è l’unico benefattore dell’umanità di questo tipo: tra gli altri possiamo ricordare Marcos, nelle Filippine (tesori tra i 5 e i 1 miliardi sempre di dollari), Abacha in Nigeria, Duvalier ad Haiti, Fujimori in Perù e più vicini a noi Milosevic in Jugoslavia. I fondi sottratti come tangenti, riciclaggio di denaro e acquisto di immobili negli Stati Uniti o in Europa in qualche caso arrivano anche al 4,5% del prodotto interno lordo del loro paese, per un totale negli ultimi anni di una cifra che sta tra i 20 e 40 miliardi di dollari. Difficile immaginare una cifra del genere. È ovvio che se si potessero rintracciare questi tesori e restituire al loro paese di origine si risolverebbero molti problemi del mondo.
Per esempio con 100 milioni di dollari si possono pagare 1 anno di medicine a 600 mila malati di AIDS, o fare 100 milioni di trattamenti antimalaria, dare vaccini a 4 milioni di bambini o dare acqua potabile a 250 mila case.
Ed è inutile cancellare il debito dei paesi poveri, come si discute da sempre, se non si cambia prima questo sistema, Bono o non Bono. Nel senso di Bono Vox e Live 8.
I colpevoli sono al Sud del mondo, ovvio. Ma sono anche le multinazionali del nord che riempiono di tangenti questi dittatori per fare affari nelle Filippine, in Congo e in Indonesia.
E sono anche le banche del Nord che rendono possibile nascondere cifre del genere nei loro paradisi fiscali (Svizzera, Lussemburgo e Isole Cayman, per esempio).
Ed è per questo che la Banca Mondiale e l’ONU stanno cercando di superare questo problema con la campagna “Stolen Asset Recovery” o STAR, in pratica recupero dei fondi rubati. I problemi che nascono sono però 2:
- molti paesi derubati non hanno neanche un sistema giudiziario in grado di recuperare questi soldi… per recuperare questi soldi ci vogliono anni di ricerche e trattative.
- alcuni paesi-cassaforte, tipo la Svizzera o il Lusemburgo, non hanno nessuna intenzione di violare il segreto bancario che costituisce un loro fondamento inespugnabile.
L’ONU nel 2003 attraverso il proprio ufficio per la lotta contro la droga e il crimine (tipo Batman) ha introdotto una convenzione contro la corruzione, per abolire le esenzioni dall’obbligo di restituire i soldi rubati e i pretesti tipo il segreto bancario. Peccato che dei 140 paesi che hanno firmato questa convenzione solo 103 alla fine l’hanno ratificata. Ratificare vuol dire introdurre nel proprio sistema di leggi questi strumenti di lotta alla corruzione. Tra i paesi buoni ci sono Stati Uniti, Cina, Francia, Gran Bretagna. Chi non l’ha ratificata può ancora opporre il segreto bancario alle autorità che chiedono di conoscere per esempio il titolare di un conto corrente, bloccando quindi qualsiasi ricerca contro la corruzione, la criminalità organizzata e quindi anche la mafia.
Mafia perché ovviamente tra i 37 paesi che si sono dimenticati di ratificare questa leggina c’è metà del G8, la Svizzera, il Lussemburgo, l’Irlanda e chiaramente anche l’Italia.
Meditate gente meditate…