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Sapete tutti cosa sta succedendo in Tibet in questi mesi e tutto ciò che sta capitando lungo il percorso della torcia olimpica, per cui non ci torneremo tanto sopra. Non possiamo però, dall’alto del nostro ruolo internazionale di un certo livello, non dire la nostra!Innanzitutto, checchè dica Bush nel rifiutarsi di boicottare la cerimonia inaugurale olimpica, le Olimpiadi non sono un fatto solo sportivo. Certo, ci sono degli atleti che gareggiano, così come nella coppa del mondo di calcio, nel giro d’Italia e nella maratona di New York. Ma le olimpiadi come evento in se sono nate con lo scopo di promuovere attraverso lo sport valori come la pace tra i popoli, l’uguaglianza e la dignità umana di ogni popolo. Ecco che la cerimonia olimpica quindi diventa qualcos’altro.

E bisogna poi ricordare al presidente Bush che il boicottaggio delle Olimpiadi è sempre stato usato come un atto di pressione, per esempio sul Sudafrica durante l’Apartheid, dagli Stati Uniti stessi nel 1980 dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan e tanto per fare un altro esempio dalla Cina per tutto il dopoguerra fino al 1984, per protestare contro l’indipendenza di Taiwan. Quindi i cinesi non dovrebbero stupirsi tanto se le loro questioni interne ci interessano a tal punto da anche solo discutere su un boicottaggio di un evento che doveva essere un mezzo per promuovere il vero volto della Cina nel mondo. E in effetti in un certo senso lo sta facendo…

Non si è mai parlato tanto non solo del Tibet, ma anche dei rapporti tra Cina e lo sfruttamento delle risorse del Darfur come in questo momento.

Ora, siamo tutti d’accordo che non si può negare ad un atleta il diritto di andare alle Olimpiadi. Un atleta non va li in vacanza, si è preparato per anni a questo evento e di sicuro lo sogna fin da bambino. Per cui è ingiusto chiedere o persino obbligare qualcuno a rinunciare al suo sogno. Nemmeno se il sogno è ballare dalla Defilippi.

Però esiste un altro boicottaggio che secondo molti è molto più potente di quello simbolico del non andare a gareggiare. Ovviamente riguarda il portafoglio.

È stato calcolato dal comitato olimpico mondiale (CIO) che il quadriennio prima delle olimpiadi di Atene ha provocato ricavi per 4000 milioni di dollari. Solo quei 4 anni, quindi quelli delle olimpiadi invernali di Salt Lake City e quelle di Atene. Ovviamente la metà è data dalla vendita dei diritti Tv dell’evento, un 10% scarso dalla vendita di biglietti ma la cosa clamorosa è che il 35% è dato dagli sponsor.

Gli sponsor ovviamente pagano per avere il loro nome in bella mostra durante tutto il periodo dell’evento, prima, dopo. Oggi questa cifra si calcola in 100 milioni di dollari per ogni sponsor, per un ricavo totale di 2100 milioni di dollari. Ovviamente si tratta di aziende di un certo calibro e alcune già abbastanza nel mirino per fatti loro di altro tipo.

È chiaro quindi che risultare uno dei principali finanziatori di quelle che molti già chiamano le Olimpiadi del genocidio non dà mai una buona impressione sui consumatori. E questa potrebbe essere la strada giusta.

Se le vendite dei prodotti con l’immagine delle olimpiadi e di quelli dei principali sponsor calano, sicuramente si può dare un segnale importante, cioè che gli affari non possono prevalere su ogni altro valore. E in un mondo dove ci sono persone che non dormono se le vendite del loro prodotto calano dell’1% la scelta di una marca piuttosto che un’altra può essere importantissima.

Detto questo, a voi la scelta. Per intanto noi vi elenchiamo alcuni dei principali sponsor di questo evento.

Per quanto riguarda il cibo non potevano mancare Coca Cola e MacDonalds, per l’abbigliamento Adidas, per i prodotti elettronici Samsung, Panasonic, Lenovo, Kodak, General Electric. Altri sponsor importantissimi sono la Johnson & Johnson, la Visa e la Wolksvagen. Questo solo per fare qualche nome. Ma man mano che le olimpiadi si avvicinano non potrete fare a meno di trovarne in giro. Buon boicottaggio

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Un’altra iniziativa mondiale per tagliare le emissioni di gas serra: dopo l’italiana “M’illumino di meno” dei nostri miti Cirri e Solibello di uci abbiamo parlato nel mese scorso, ecco l’Heart Hour, un’ora dedicata al risparmio energetico per la terra. Il 29 marzo dalle 20 alle 21 a Roma si spegneranno le luci del Colosseo e in tante altre città d’Italia si moltiplicano le azioni per aderire all’iniziativa “un’ora per la terra”.

L’Heart Hour è partita da Sydney nel 2007, coinvolgendo inizialmente solo i 2 milioni (e passa) abitanti della capitale australiana, ma ha avuto subito un forte eco coinvolgendo decine di milioni di persone in tutto il mondo. Nella seconda edizione dell’evento smetteranno d’assorbire energia per un’ora monumenti come il Golden Gate Bridge di San Francisco, l’Opera House di Sydney, le Sears Tower di Chicago (il più alto edificio d’America) a dimostrazione che il problema è riconosciuto e combattuto sui quattro angoli del pianeta.

Alla campagna italiana partecipa attivamente anche il WWF, pubblicizzando l’evento su generAzioneclima. Voi cosa farete? Avete bisogno di piccoli consigli utili per il risparmio energetico in casa? Ormai spero proprio di no…

(riportato da www.ecoblog.it)

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Il sito Vegan3000 che fornisce spunti interessanti per un’alimentazione priva di fastidiosi resti animali pubblica un interessante menù pasquale a base di prodotti equi e solidali e soprattutto vegetariani. Fatene buon uso!

www.vegan3000.info

Nuvole di cipolle

1 grossa cipolla bianca (o 2 piccole)
1 tazza di farina di frumento tipo 0
olio di girasole o di sesamo spremuti a freddo per friggere
sale marino integrale

Lava e affetta finemente la cipolla, poi asciuga bene i pezzi.
Fai una pastella con la farina e un po’ d’acqua. Deve risultare simile ad una crema, in modo che si possano immergere i pezzi e raccoglierli senza che la pastella goccioli giù.
Friggi in abbondante olio di girasole o di sesamo e sala alla fine. Servi caldo.

Bruschettine con pane casereccio al lievito naturale

8 fette di pane in cassetta: di seguito ci sono anche le indicazioni per fare il lievito naturale, o pasta madre. E’ un procedimento di per sé semplice, che richiede più che altro dei giorni perché parta il processo fermentativo e un po’ di esperienza per conoscere l’impasto. Comunque naturalmente va bene anche del pane pronto, meglio sempre se lievitato naturalmente o comunque con farine biologiche.

Per la guarnizione “equa e solidale”: salse alle verdure provenienti dalla cooperativa sociale La Madre Terra, (che fa ottimi prodotti biologici all’interno di un progetto di solidarietà che coinvolge persone disagiate), aglio, olio extravergine di oliva spremuto a freddo, olive della Palestina e carote per abbellire.

Puoi fare la pasta madre (preferibilmente in primavera o estate) partendo con poca farina tipo 0 e dell’acqua in modo da fare un impasto morbido. Mescola e lascia riposare per alcuni giorni integrandola ogni giorno con dell’altra farina e acqua (in modo che si mantenga la stessa consistenza). Ad un certo punto inizierà a fare delle bollicine e a profumare di yogurt, questo significa che sta iniziando a fermentare, cioè a formarsi il lievito. A questo punto si può utilizzarne un bel po’ come lievito per impastare del pane con le farine che ti piacciono o anche altri ingredienti (semi di sesamo, di girasole, ecc.). Ogni volta che si utilizza per fare impasti bisogna reintegrarla con della farina e dell’acqua.

Cotto in cassetta dà delle fette che assomigliano al pan carré, lo puoi fare a pezzettini più piccoli, spalmaci poco olio extravergine di oliva, passaci uno spicchio d’aglio e a questo punto guarniscile come ti suggerisce la tua fantasia. Poi passale pochi minuti in forno.

In questo caso si possono utilizzare delle salse provenienti dal commercio equo (ottime salse biologiche alle olive, alle cipolle, al radicchio, ai carciofi ecc.) eventualmente abbellendo con qualche oliva o delle carote tagliate finemente a forma di stella. Per affettare le carote a forma di stella, fai 5 piccole incisioni verticali lungo la carota, in modo da scavare 5 piccoli solchi tutto attorno. Poi affetta finemente in modo che ti restino, appunto, delle stelline a cinque punte.

 Riso rosso ai funghi equi 

200 g di riso Thay rosso
2 confezioni di funghi secchi dell’Ecuador
olio extravergine di oliva spremuto a freddo
aglio
sale marino integrale
un po’ di dado vegetale biologico in polvere (facoltativo)
una manciata di prezzemolo fresco tagliuzzato finemente

Il riso rosso Thay è una varietà di riso molto buona e nutriente.
Lessalo in abbondante acqua salata e bollente per circa 20-25 minuti.
Prepara i funghi a parte (dopo averli ammollati per circa mezz’ora in una ciotola d’acqua) in una casseruola con un po’ di olio, aglio e sale.
Tieni il riso al dente, scolalo e ripassalo con il sugo di funghi.
Aggiungi il prezzemolo e servi caldo.


Pasta “Libera” alle erbe di primavera

300 g di penne o fusilli
80 g di strigoli (‘silene vulgaris’ detti anche ‘schioppettini’) *
80 g di foglie di tarassaco *
1 tazza di salsa di pomodoro
1 spicchio d’aglio
olio spremuto a freddo
sale marino integrale
pepe nero in grani

* le erbe naturalmente devono essere raccolte in luoghi lontani dalle strade e da aree inquinate

L’associazione ‘Libera’ produce un’ottima pasta biologica nelle terre siciliane confiscate alla mafia e date in coltivazione a cooperative di lavoratori.

Prepara il sugo lavando e tagliuzzando le erbe, in una casseruola scalda un po’ d’olio e lo spicchio d’aglio tritato finemente, aggiungi un pizzico di sale, le erbe e un po’ di salsa di pomodoro. Fai ripassare per 2 o 3 minuti. Regola di sale e pepe. Condisci la pasta cotta al dente e servi caldo.

Quinoa alle verdure

300 g di quinoa
300 g cipolla
300 g di carote
300 g di verza
sale marino integrale
olio extravergine di oliva spremuto a freddo
salsa di soia (shoyu)

La quinoa va lavata bene in acqua corrente e lessata per circa 20 minuti, finché gli anellini tendono a distaccarsi dal chicco. Si può anche farla tostare in poco olio e solo dopo aggiungervi il doppio di acqua per la cottura.
La quinoa è molto proteica, quindi può andar benissimo anche come secondo.
A parte prepara le verdure in una casseruola con un po’ d’olio e un pizzico di sale.
Trita finemente la cipolla e falla rosolare in padella qualche minuto.
Taglia le carote a metà nel senso della lunghezza, poi a semi-rondelle (se sono piccole raddoppia la quantità e tagliale direttamente a rondelle) e aggiungile nella padella.
Infine taglia le foglie di verza prima nel senso della lunghezza poi a pezzettini aggiungendole dopo 10 minuti, in modo che cuociano meno.
Quando le carote si saranno ammorbidite aggiungi la quinoa lessata e rimesta ripassando ancora 2 minuti sul fuoco.
Se vuoi aggiungi alla fine un po’ di salsa di soia e ancora un po’ d’olio.

Polpettine di soia dell’Ecuador

300 g di soia
1 pezzo di alga kombu
1 cucchiaino di miso
aglio
prezzemolo
sale marino integrale
pangrattato
miso

La soia va messa in ammollo per circa 18 ore, poi va sciacquata e cotta in pentola a pressione per 1 ora circa con un pezzetto di alga kombu ammollato precedentemente per 5 minuti.
Mettila poi nel frullatore con del sale, dell’aglio e prezzemolo, pangrattato, il miso sciolto in poca acqua calda e volendo anche altre verdure.
Frulla bene gli ingredienti e forma delle polpettine.
Se non assumono bene la forma va aggiunto dell’altro pangrattato.
Passale in forno per alcuni minuti, finché si incroccantiscono un po’.

Insalata mista
E’ bello accompagnare questi secondi con un’insalatina fresca mista di carote tagliate a julienne, lattuga e rucola, condita con salsa di soia (shoyu), olio extravergine di oliva e aceto di mele.
Abbi cura di irrorare le carote appena tagliate con un po’ di succo di limone, perché rimangano belle.

Dessert: mousse di banane e ananas 

4 banane mature
1 ananas  fresco
1 tavoletta di cioccolato fondente
½ litro di latte di riso
2 cucchiaini di agar agar in fiocchi
2 cucchiai di malto di riso
1 mela tagliata a pezzettini piccoli (facoltativa)
1 pizzico di sale marino integrale
cacao amaro in polvere oppure caffè d’orzo solubile per decorare

Dal commercio equo arrivano ottime banane e ottimi ananas freschi e biologici.
Per preparare la mousse, scalda il latte di riso, aggiungi un pizzico di sale, i fiocchi di alga agar-agar e fai bollire per qualche minuto. Puoi aggiungere un po’ di malto e eventualmente la mela tagliata a pezzettini piccoli.
Alla fine, quando spegni, aggiungi le banane ben schiacciate (se sono molto mature, o eventualmente passale al frullatore) e mescola bene il tutto.
Metti in un recipiente unico e lascia raffreddare.
L’alga fa da gelificante naturale e in un paio d’ore sarà pronta una bella mousse solidificata.
Fai colare sopra del cioccolato fuso (tipo fondente cacao min.70%).
Servi in un piattino adagiandovi per prima una fetta sottile di ananas, poi una porzione di mousse e magari decora la fetta e il piatto con del cocco in polvere.

 

 

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